I modelli di crowdfunding sono differenti tra di loro e questo ha delle ripercussioni sulla regolamentazione. Il sistema normativo cerca di delineare dei principi soprattutto per quanto riguarda l’equity based crowdfunding, il modello che più rispetto agli altri necessita di una regolamentazione di tutela. Negli Stati Uniti imperversa il dibattito tra sostenitori e detrattori.

Una fazione afferma che sia una valida modalità di recuperare denaro, per le imprese che non hanno possibilità di accedere al venture capital ; la controparte sostiene che ci saranno sicuramente dei motivi validi che sfuggono ai più, non esperti nel settore, se business angels (investitori più qualificati per finanziare le imprese giovani in fase di avvio e di crescita) e venture capitalists (finanziatori che entrano nelle fasi successive del ciclo di vita dell’impresa) non investono in tali aziende .

Spostandoci in Europa, la Commissione Europea sta studiando l’equity based crowdfunding, visto il suo impegno sul fronte dello sviluppo del mercato interno. Nel 2008, la Commissione aveva già emanato una Comunicazione con titolo “Una corsia preferenziale per la piccola impresa” nella quale si delineava un quadro formativo per le piccole imprese, chiamato Small Business Act che prevede dieci principi guida.images

Il sesto principio sottolineava le difficoltà che avevano le piccole e medie imprese (PMI) a reperire finanziamenti mediante normali prestiti bancari.

Nel 2013 invece viene emanata un’altra Comunicazione per sottolineare l’importanza di sostenere le PMI soprattutto nelle fasi iniziali, Piano d’azione imprenditorialità 2020 , dato che circa il 50% delle PMI fallisce nei primi cinque anni di vita. La Commissione attribuiva una delle principali cause dell’insuccesso all’assenza di un’organizzazione finanziaria appropriata, che potesse favorire la crescita.

In seguito sempre la Commissione ha parlato di sostegno finanziario alle startup , rafforzamento del venture capital, dell’angel investment e degli incubatori nel programma per la competitività delle imprese e delle PMI. Inoltre con Stato dell’unione dell’innovazione 2012  la Commissione Europea afferma che nel territorio europeo non mancano idee innovative, ma l’ostacolo che esse incontrano per potersi tramutare in modelli imprenditoriali di successo è l’impossibilità di ricevere sovvenzioni, situazione resa ancora più difficoltosa dalla crisi imperante.

In attesa di eventuali discipline uniformi per il mercato interno bisogna verificare che vi siano profili del crowdfunding già regolamentati a livello comunitario.Non esistono delle normative che vietano il modello reward based o la donazione, naturalmenteal modello reward based saranno applicate le leggi che regolano il commercio elettronico e quelle sulla protezione dei consumatori.

Al contrario per l’equity based la situazione si presenta più complessa. A livello europeo si applica la Direttiva sul Prospetto Informativo (Direttiva 3003/71/EC modificata dalla Direttiva 2010/73/EC) per le offerte pubbliche di sottoscrizione di capitale di rischio superiori a cinque milioni di euro, mentre non è applicata alle cifre inferiori a centomila euro, le cifre invece comprese tra i due estremi di cinque milioni e cento milioni sono gestite secondo le regole di ogni Stato Membro, con il diritto anche di modificarle. Gli Stati Membri, in pratica, tendono ad applicare la normativa interna sulla finanza, ossia l’art.3 della Direttiva MIFID (Market in Financial Instruments Directive) e gli art.1.2 e 1.3 della Direttiva sul prospetto informativo.74_legge

Non essendoci norme nazionali e nell’impossibilità di un controllo preventivo, è alquanto rischiosa in territorio europeo la costituzione di una piattaforma di crowdfunding che non segua la Direttiva MIFID. Proprio per questo, vi è una particolare e specifica esenzione dell’equity based crowdfunding dalla Direttiva sul prospetto informativo e dalla Direttiva MIFID, o al massimo un adattamento di soli alcuni punti della Direttiva.

L’Italia invece con il coinvolgimento delle istituzioni finanziarie o bancarie registrate, ha applicato al crowdfunding alcune norme del Testo Unico della Finanza sulla raccolta di capitale. Nella maggior parte dei paesi che utilizzano le piattaforme online come metodo per finanziare nuovi progetti, non vi è una normativa ad hoc che ne regoli il funzionamento ma il fenomeno del crowdfunding viene gestito appoggiandosi a discipline già esistenti (servizi di pagamento, appello al pubblico risparmio etc.).

L’Italia invece può essere considerato il primo paese in Europa ad aver realizzato una normativa specifica che regoli l’equity based crowdfunding . Nel 2012 è stato organizzato un gruppo di esperti e sono arrivati alla conclusione che in Italia, il crowdfunding permetterebbe ad un grande numero di cittadini di investire in startup mediante piattaforme specializzate nella raccolta di capitale.

Inoltre hanno suggerito di creare un sistema il più trasparente e limpido possibile per far risultare chiaro ai soggetti investitori che si può correre il rischio di perdere il capitale investito, come avviene per ogni tipo di investimento. Ciò ha portato il Governo a prendere dei provvedimenti per quanto riguarda le startup innovative e il crowdfunding nello specifico, il cui obiettivo è “fare del nostro Paese un luogo nel quale l’innovazione rappresenti un fattore strutturale di crescita sostenibile e di rafforzamento della competitività delle imprese”.

Viene anche riconosciuto, in questo decreto, il ruolo dell’incubatore d’impresa, ossia “un’organizzazione che accelera e rende sistematico il processo di creazione di nuove imprese fornendo loro una vasta gamma di servizi di supporto integrati che includono gli spazi fisici dell’incubatore, i servizi di supporto allo sviluppo del business e le opportunità di integrazione e networking”. Un esempio di incubatore è Working Capital della Telecom. In Italia però al contrario degli USA si è deciso che l’equity crowdfunding è un metodo che si può utilizzare solo in relazione alle startup innovative. Anche se si evince in maniera implicita, la disciplina è volta a regolare esclusivamente l’equity based crowdfunding. Infatti se per esempio si pensa al metodo della donazione, non è del tutto corretto definirlo investimento in quanto è già noto che non vi è un ritorno: “è un atto di generosità fine a se stesso. Anche nel reward based l’investitore non va incontro a grandi rischi, in quanto si è a conoscenza del fatto che l’eventuale ricompensa per la partecipazione alla raccolta fondi è normalmente modesta. Nel caso del lending based invece è meglio che l’utente si tuteli, infatti l’attività è controllata della Banca d’Italia, come succede per tutte le altre forme di prestito e finanziamento. Per continuare un parallelismo con gli Stati Uniti, il legislatore americano ha considerato il crowdfunding come metodo da utilizzare per gli small business ed è stabilito come soglia massima, un milione di dollari di raccolta l’anno. In Italia invece lo si è destinato alle startup innovative, dando un limite molto più alto, 5 milioni di euro (6,5 milioni di dollari) all’anno.

La decisione italiana di stanziare un dato budget, la si spiega in relazione ad una caratteristica particolare della penisola, in quanto in Italia non ha mai preso piede il modello del business angel e del venture capital, anzi è andato diminuendo ancora dopo il 2008. Quindi finanziare più volte il progetto nel suo progredire funziona in un paese come gli USA, nel quale vi è un mercato maturo per la finanza e il capitale di rischio. La legge italiana sull’equity crowdfunding è intervenuta su quattro articoli che sono stati aggiunti dall’art.30 del decreto Crescita 2.0 al decreto legislativo n. 58 del 24 febbraio 1998 , più conosciuto come TUF (Testo Unico della Finanza).

La normativa italiana ha dato il compito alla CONSOB (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa) , di emanare un regolamento apposito che completi quello del TUF. Quindi la regolamentazione dell’equity based è un insieme di norme, di primo e secondo grado, che si rifanno a dei provvedimenti.consob-258

Il Regolamento sulla raccolta di capitali di rischio da parte di startup innovative tramite portali online, ossia Regolamento Crowdfunding è stato emanato tramite Delibera CONSOB n.18592 del 26.6.2013 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 12.7.2013, (www.consob.it).

Paradossalmente, il periodo di difficoltà, di crisi economico-finanziaria odierna ha reso necessario introdurre nuovi doveri per migliorare la sicurezza dei finanziatori e la salvaguardia dell’integrità dei mercati. Ciò nonostante, uno dei principali e più importanti obiettivi delle nuove startup innovative, relazionato alle quali vi è il fenomeno del crowdfunding, è proprio la diminuzione delle spese per la burocrazia .

 

Fonti:

www.consob.it

www.crowdfundingitalia.com

www. 41 consob.it