Un giovane ragazzo , un mio carissimo amico che stimo per la sua determinazione, passione e coraggio, ci racconterà qualcosa della sua esperienza pre lavorativa  e del suo attuale lavoro presso CrowdVille.  Un’azienda che opera nel mondo del Crowdsourcing.

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V: Parlami un po’ di te:

T:Ciao, sono Tommaso Lucentini, 24 anni, Italiano, a Londra da già due anni. Mi piace viaggiare, leggere e fare sport. Mi sono laureato in Relazioni Pubbliche e Comunicazione d’impresa all’università IULM a Milano e lavoro da più di 3 anni nel settore del marketing e la comunicazione tra Italia, Thailandia e Inghilterra.

 

V:Perché sei venuto a Milano per studiare?

T: Sono andato a Milano a studiare perché, agli occhi di un 18enne appena uscito dal liceo di una città Siciliana, Milano era la città ideale per imparare di più nell’ambito della comunicazione e del marketing. Ho scelto Milano anche per la presenza di tantissime culture diverse e tanti studenti che studiano in università prestigiose, insomma, secondo me era il posto perfetto per crescere di più a livello personale e professionale.

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V:Ti è servita la triennale?

T: Mi è servita molto, ho imparato tantissimo. La cosa più utile che mi ha dato l’università IULM è stata la possibilità di imparare da professionisti del settore, non da professori. Il Digital Marketing spiegato da un guru del Digital, la comunicazione pubblicitaria spiegata da un dirigente di azienda, e così per tutte le altre materie che ho studiato, quello mi ha dato una visione più realistica di come funziona il mondo della comunicazione e del marketing.

 

V:Perché hai scelto di andare all’estero

T: Nemmeno a farlo apposta, a pochissime settimane dalla mia laurea, ho subito ricevuto un’offerta per andare a fare uno stage alla Camera di Commercio Italo Thailandese, a Bangkok. È stato un po’ difficile scegliere di partire e andare subito così lontano. Per fortuna ho scelto di andare, è stata l’esperienza più bella della mia vita. Una volta finito lo stage, ritornato in Italia, non mi sentivo più a casa, dopo le vacanze di Natale ho deciso di partire nuovamente, questa volta per l’Inghilterra, il posto migliore per affinare la mia conoscenza della lingua Inglese.

 

V:Inizialmente che lavoro facevi?

T: Come la maggior parte degli Italiani emigrati in Inghilterra, ho iniziato come barman in un paio di pub. Volevo stare a contatto con la gente, parlare il più possibile, era il lavoro più facile da trovare, quindi ho deciso di non perdere tempo e iniziare da li.

 

V:Qual è stata la tua più grande difficoltà?

T: Le distanze, le relazioni personali e la ricerca del lavoro. Londra è una città bellissima, ma anche molto difficile. Le grandi distanze non aiutano a coltivare le proprie relazioni personali. Incontrare il mio miglior amico d’infanzia che era pure a Londra, era sempre un’impresa. Insieme al mio collega universitario Marco Aurelio Cutrufo abbiamo creato iTalentJob, un progetto in cui aiutiamo i giovani universitari a trovare lavoro. Ero quindi abbastanza preparato nell’ambito della ricerca del lavoro, a Londra però ho trovato diversi ostacoli che hanno ritardato i miei piani. Dopo 8 mesi, dopo aver capito come cercare lavoro in modo più efficace, ho fatto una breve esperienza in un’agenzia di design, dopo 10 mesi di lavoro ho deciso di cambiare.

 

V:In che azienda lavori?

T: Lavoro per CrowdVille, un’azienda che opera nell’ambito del Crowdsourcing. Aiutiamo i nostri clienti a migliorare la qualità dei propri prodotti, APP e servizi utilizzando il potere del crowd. Ci sono lavori che sono impossibili da fare per un semplice dipendente di un’azienda, alcuni lavori devono essere svolti all’esterno.

 

V: Ahh Crowdsourcing, parlaci di quello che fai

T: L’elemento più importante del crowdsourcing è appunto il Crowd. In CrowdVille sono il Community Manager, mi occupo della ricerca e della formazione dei nostri membri. Per il momento siamo concentrati sul CrowdTesting. Un laboratorio tradizionale di software testing riesce a testare software e applicazioni fino ad un certo limite. Quando un’applicazione viene lanciata sul mercato, in realtà non è pronta al 100%. Utilizzare il crowd ci permette di ricreare delle condizioni che possono avvenire nel mondo reale ed integrarlo al processo tradizionale del software testing. I membri della nostra community quindi testano prodotti, APP o servizi per migliorare la loro qualità. Se lanci un’APP a livello globale, non vorresti mai avere delle situazioni in cui i fruitori dell’APP non riescono a pagare l’abbonamento che gli consente di utilizzarla perché hanno una tipologia di smartphone che non è stato testato in laboratorio.

 

V: Come hai trovato questo lavoro?

T: tramite un annuncio passato da un mio amico, attraverso il giornale del corriere.it.

 

V: Cosa ne pensi del CrowdSourcing?

T: È una tipica ‘WIN-WIN situation’. Chi richiede un servizio in crowd lo fa per risparmiare, avere risultati più veloci ed efficienti. Se fai parte del crowd invece, svolgi un lavoro solitamente semplice, divertente e remunerato. Ci sono ovviamente diversi rami del crowdsourcing, ognuno di essi ha un suo modus operandi diverso. Con il crowdsourcing puoi appunto testare delle applicazioni, fare un contest per disegnare un logo o un sito internet, scrivere articoli, andare a fare dei lavoretti a casa di altre persone e tanto tanto altro.

 

V:Secondo te cambierà il modo di far economia?

T: Secondo me ha già cambiato il modo di fare economia. Aziende come IBM e P&G si affidano già al crowd per creare prodotti innovativi. Questo ramo del crowdsourcing si chiama Open Innovation. Il crowdfunding è ormai uno dei primi metodi utilizzati dalle startup in cerca di fondi per lanciare un prodotto innovativo. Ho letto un articolo su fortune.com in cui si dice che nel 2025 il valore del crowdfunding sarà tra $90 e $96 miliardi, il doppio di quanto vale il settore dei venture capitalists

 

V: In Inghilterra quanto è utilizzato il crowd?

T: Il crowd è dappertutto. In Inghilterra è molto usato. Tanti miei amici utilizzano il crowdsourcing per guadagnare qualche soldo extra per uscire la sera.

 

V: Parlaci di un esempio di crowd che hai vissuto tu in prima persona.

T: Mi piace molto l’idea del crowdsourcing. Ho utilizzato una piattaforma di crowdfunding, Crowdcube, per supportare un’azienda di birra artigianale che sta crescendo molto negli ultimi anni. È una piattaforma di crowdfunding equity based. Vuol dire che sei il proprietario di una piccolissima parte dell’azienda insieme ad altre centinaia di investitori. Ho anche supportato una startup Italiana tramite la piattaforma Eppela. Il motivo per cui utilizzo il crowdfunding è perché supporto delle startup che hanno una bella idea e in cambio ricevo qualcosa.

 

V: Segui qualche blog sul crowd?

T: Si, leggo quotidianamente crowdsourcing.org, il sito del settore del crowdsourcing nel mondo.

 

V: Che progetti hai per il futuro?

T: Il mio sogno è quello di contribuire al successo di altre persone, aiutarle a raggiungere i loro sogni. Ci sono tanti modi per raggiungerlo.

 

V: Useresti mai il metodo crowd per realizzare un tuo sogno?

T: Il crowd ha un potere enorme. Per contribuire al successo di tante persone, usare il crowd senza dubbio può aiutare.

 

Grazie mille Tommaso per la tua intervista e per il tuo tempo! Noi di All You Need Is a Crowd ti facciamo un grosso in bocca al lupo!

 

Fonti:

www.crowdville.net

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