Jeff Howe parla del crowdsourcing descrivendolo come attività che guiderà il futuro mondo del business.
Tuttavia, il potere della folla può essere d’aiuto non solo nell’ambiente degli affari ma anche in quello delle persone “comuni”.
Il crowdsourcing, infatti, fa parte dell’ampia categoria del “Web collaborativo” che comprende tutte le attività che possono coinvolgere un vasto numero di persone con intenti comuni (ad esempio: aiutarsi a vicenda, guadagnare, vincere dei premi, raggiungere una meta…).
L’idea di sviluppare un’applicazione che permetta di evitare la polizia religiosa iraniana (Ershad) nasce probabilmente dall’intento di usare le attuali tecnologie per aiutarsi l’un con l’altro, collaborare per evitare i disagi che gli iraniani sono costretti a vivere ogni giorno.
In Iran l’Ershad è un esercito che ha l’obiettivo di tutelare l’ordine pubblico in momenti di emergenza, organizzare le cerimonie religiose pubbliche, vigilare sulla “morale islamica” e ad ostacolare le attività dei dissidenti del regime religioso. E’ chiamato anche “polizia morale” (o “morality watchdogs”, come li definisce il Washington Post) perchè utilizza i suoi poteri principalmente per punire chi non rispetta la morale islamica: indossare solo certi abiti, l’obbligo per le donne di essere accompagnate solo da un parente o dal marito e di indossare il copricapo (hijab), non avere comportamenti inappropriati in luoghi pubblici ecc…
L’applicazione si chiama Gershad ed è stata sviluppata da un gruppo anonimo di iraniani che ora vivono all’estero e sono stati vittime della polizia religiosa. screenPermette di segnalare sulla mappa i posti di blocco della polizia e di ricevere delle notifiche quando ci si trova in prossimità di essi. E’ disponibile per l’OS Android ma gli sviluppatori hanno promesso che al più presto rilasceranno le versioni per iOS e Windows Phone. In due giorni più di 10000 persone avevano scaricato l’applicazione che è stata poi censurata e bloccata. Tuttavia, il gruppo anonimo non si è arreso e subito si è messo al lavoro per rilasciare un’app che permetta di aggirare il blocco.
Il connubio tra tecnologia, geolocalizzazione, crowdsouring, mobile e, soprattutto, bisogno di libertà e volontà di aiutare gli altri ha dato vita a questa applicazione e gli iraniani sperano che sia solo l’inizio di un profondo cambiamento.
Si tratta di un’idea innovativa e credo che porterà a sviluppare molte altre applicazioni creative per affrontare il divario tra la società e il governo in Iran“, ha detto alla Reuters Hadi Ghaemi, direttore esecutivo della Campagna internazionale per i diritti umani in Iran.


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